Qualche giorno fa ho incontrato a Lienz Massimo Tallarigo, il mio vicino di casa, e l'ho fotografato mentre disegnava.
La cosa curiosa è che la signora al suo fianco, impegnata in chiacchiere con le vicine, quando mi ha sentito fare i complimenti al "grande artista" in incognito si è girata e, come si vede dalla foto successiva guarda Massimo ammirata, come dicesse "Ma pensa te ero qui seduta di fianco a una persona famosa e non me ne ero accorta".
In effetti mentre io e Massimo ci scambiamo commenti tra il serio e il faceto sul disegno che stava facendo, la signora in questione si avvicina e, in un buon italiano, si rivolge al "grande artista" e gli fa i complimenti stringendogli la mano, dicendosi onorata di averlo conosciuto.
Devo dire che sul momento credevo che Massimo e la signora in questione avessero dialogato a lungo prima del mio arrivo e non avevo dato peso alla questione, attribuendo il calore dei complimenti alla scarsa dimestichezza della signora con la nostra lingua e con la naturale gentilezza delle persone ben educate.
E' stato solo ieri quando ho trasferito le immagini dal cellulare al mac che ho ricostruito gli eventi guardando la sequenza delle immagini.
Dall'episodio desumo alcune riflessioni:
1 - Gli austriaci (è una generalizzazione lo so) non hanno il dono dell'ironia ma hanno il pregio di partire dalla sincerità: se qualcuno dice "quello è un artista" non si pongono inizialmente dubbi, se lo ha detto deve essere così.
2 - Uno scatto di macchina fotografica può mutare "la realtà" non tanto perchè coglie e fissa un momento reale per portarlo in una diversa dimensione, ma perchè agisce sulle persone che direttamente o indirettamente vi partecipano che creano a loro volta sull'evento realtà fantastiche (scusate il bisticcio). A parità di situazione oggettiva (io che incontro Massimo) se avessi avuto una telecamera e al fianco un ragazzo con un microfono e un altro con una lampada alogena, credo che si sarebbe formato attorno a noi un capannello e qualcuno avrebbe certamente identificato Massimo come quel famoso pittore che era al Costanzo Show e aveva litigato con Sgarbi e ...
3 - Rileggere un evento a posteriori dopo averlo fissato con un "media" ci fa scoprire spesso particolari che sfuggono a prima vista: ricordate Blow Up di Antonioni?
Spesso mi capita di fotografare d'istinto, come se l'inconscio vedesse cose che la parte razionale non ha ancora elaborato e solo guardando attentamente a posteriori scopro cosa avevo "visto" che non avevo "visto".
4 - Scrivere per il blog altera questi processi per la lentezza imposta dallo strumento "scrivere" ma obbliga, almeno me, a rileggere gli eventi mentre li "mediatizzo" e a porre la domanda "cosa ho visto" prima e non dopo il passaggio mediatico. E' vero che questo riguarda solo il processo di trasformazione da idea a messaggio, come se fosse una fotografia che impieghi molto tempo per essere scattata. Non so nemmeno dire che cosa accada dopo la pubblicazione del testo on-line e di quali "realtà" si creino nella mente di chi legge. Mi preme solo riflettere sulla capacità evocativa dei media e di non banalizzarne le implicazioni. Ieri sera a cena con Massimo e Cristina (cena strana e fantastica a base solo di bigné capolavoro fatti da Marina) commentando la storia della signora di Lienz, siamo passati a parlare di blog e dicevo che 37 milioni di blogger stanno creando un "media" di cui nulla possiamo dire e le cui implicazioni ci sono oscure ma che cambieranno la comunicazione per quanto oggi la conosciamo. Per tornare al classico McLuhan : "The media is the message".
Ellery Queen un famoso giallista a poche pagine dalla fine del libro lanciava sempre la sfida al lettore: a questo punto chi è l'assassino?, scriveva, hai tutti gli elementi per scoprirlo.
Anche io voglio lanciare una sfida al lettore:
"E se la signora di Lienz fosse solo stata una signora gentile per nulla impressionata dallo scatto fotografico al grande artista?"
"E se la signora di Lienz fosse una famosa critica d'arte che ha effettivamente riconosciuto in Massimo un talento che noi poveri zoticoni non riusciamo a vedere?"
"E se la signora di Lienz si fosse invaghita di Massimo e avesse usato la tecnica del complimento per tentare un approccio?"
Mi piacerebbe ricevere commenti con le possibili realtà di questa storia.


Caspita! :-)
Non sapevo (bieca web-ignoranza) di fare parte di una community di 37 milioni di Esseri Pensanti...ma anche senza saperlo una cosa l'avevo "sentita": quando ho cominciato a sperimentare questa strada seguendo la tua, ho provato la stessa emozione che mi dava la N gigante di colore blu che c'era (1993) sul Netscape 1.0b.
Questo solo per dire che, dopo tanto fare e dire (+dire che fare) finalmente era nato e funzionava un qualcosa in grado di rompere gli schemi e cambiarli molto profondamente, donando a chiunque lo desiderasse lo strumento adatto a dire la propria.
Mica poco!
La tua signora di Lienz in brodo di blog mi scatena la fantasia, mi suggerisce altre domande:
- Se fosse un agente sotto copertura con la necessità di crearsi un alibi credibile?
- Se si trattasse invece di una vecchia fiamma del tuo amico che ha fatto una plasica facciale e che ha voluto a tutti i costi riprovare l'emozione di stargli vicino?
- Non potrebbe essere solo Stanislao Mulinsky in uno dei suoi più riusciti travestimenti???
:-D
Scritto da: Enrico Ingenito | 08/23/2006 a 16:08