In un angolo del giardino, il più possibile vicino alla casa come mi ha insegnato il nonno di Marina, abbiamo un piccolo orto.
Una dozzina di piante di pomodoro, qualche zucchina, fagiolini, insalata, prezzemolo, sedano e piante aromatiche.
Niente di che campare ma è un piacere speciale passare qualche ora a curarlo, togliere le erbacce, legare i pomodori ai sostegni, togliere i germogli di troppo (spampinare si dice in dialetto), dissodare il terreno per facilitare l'assorbimento dell'acqua.
E' un esercizio di bellezza e meditazione, zoccoli ai piedi, che mi fa capire perchè i frati e i monaci dedicassero tanta attenzione all'orto, mi rende evidente il nesso che esiste tra noi e la natura.
E' come se, dopo una settimana passata in modo innaturale, al telefono, in rete, in autostrada, sentissi piano piano ritornare l'equilibrio con il battito della terra.
L' orto è piccolo e devo muovermi con attenzione per non danneggiare le piante con movimenti maldestri e nella lentezza, nell'attenzione ritrovo l'esatta antitesi di cosa diventano oggi le aziende.
Mentre raccolgo i primi fagiolini (una bacinella scarsa, giusto per dire di aver mangiato la propria verdura) mi viene da pensare a quanti semi ho dovuto interrare per avere questa manciata di baccelli verdi, a quanti tentativi bisogna fare per trovare il prodotto giusto, a quanti incontri bisogna fare per trovare il partner giusto o per convincere un cliente della bontà delle proprie idee.
Nell'orto ho anche uno spazietto con i fiori, tre piantine di bocche di leone, tre dalie, un paio di gladioli che stentano parecchio, è una consuetidine che aveva mio padre e che c'è in tutti gli orti di montagna, spesso per avere i fiori da portare al cimitero.
Il bello sta accanto all'utile e lo esalta, me lo faceva notare Marco Negri quando mi mostrava i prototipi del nuovo palazzo INET e lui, figlio di architetto, ne faceva un vanto di aver coniugato eccellenza tecnologica ed eleganza delle forme.
Il bello non costa di più o meglio non costa denaro ma costa cultura, intelligenza, amore, tempo e pazienza anche per reggere le critiche di chi per fretta vorrebbe tutto senza estasi come teorizzava il realismo socialista e le cui brutture sono un monumento all'imbecillità.
Le mani odorano di terra e basilico e mi chiedo se sarebbe una buona idea fare un corso di management in un orto, chiedendo dopo qualche ora passata a zappettare quali pensieri ha fatto sorgere, quali idee ha prodotto, se c'è la sensazione che ogni successo richieda dedizione e fatica o come diceva qualcuno un attimo di ispirazione e ore di traspirazione.



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