Da quando mi sono messo a studiare violoncello, mi sono anche messo d'impegno a studiare musica e soprattutto a imparare a leggere dallo spartito.
Mi sento un analfabeta che arranca come gli anziani contadini che guardavano rapiti le "a" tonde tonde che il maestro Manzi faceva vedere a "Non è mai troppo tardi", usando, (oh, stupore!) una lavagna luminosa che proiettava alle sue spalle.
Solidarizzo con gli scolaretti che scorrono col ditino le parole del primo libro di lettura e sillabano aspirando di tanto in tanto prima di diventare cianotici, non faccio eccezione, vorrei imparare velocemente, sono adulto, so molte cose, eppure riscopro la disciplina dello studio di una nuova lingua.
Per non dire poi se provo a metterci anche la divisione del tempo e a solfeggiare (a leggere non solo declamando le note ma dando le giuste durate alle note) ahimè è come quando mia nipote mi leggeva le poesie le prime volte: le parole erano giuste ma non ne percepiva il senso.
Ogni tanto riesco a leggere e a suonare a prima vista (caaasa, farfalllla, aaaape) ma quando la mente ce la farebbe, sono le dita a inciampare sul fa# e devo ricominciare.
Eppure provo una gioa difficile da raccontare se non al blog o a un altro musicante, simile a chi impara a leggere il cinese o il cirillico e vede pian piano disciudersi il senso dall'arcano dei segni.
Ma c'è di più. Ho letto una citazione (devo andarla a ritrovare, ma non ricordo in quale libro fosse) che dice che la musica ha una grande differenza rispetto alle altre forme d'arte come la pittura o la scultura, non vive senzas l'artista e senza il tempo.
Un quadro e lì e si stacca dal pittore, esiste dopo la sua morte, una scultura ha forma e dimensione anche senza lo scultore e soprattutto non muta nel tempo ma la musica è tutt'altra cosa.
La musica è nello spartito? C'è Bach in quelle righe come il genio nella lampada di Aladino?
Non so, ma so che la musica non c'è senza i suonatori, bravi o scalcagnati che siano.
Suonanado rinasce ogni volta l'araba fenice ma sempre qualcosa di diverso anche dal perfetto esecutore che non è mai uguale a se stesso e dagli interpreti che non sono mai dello stesso umore.
La musica narra il tempo, la durata, il divenire.
Le mani ancora odorano di basilico e pomodoro del lavoro del pomeriggio, sono alla ricerca, in fondo, della stessa lentezza nell'apprendere come nel legare i pomodori e sono avvolto dalla stessa armonia.



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